tommasogreco
mercoledì 1 dicembre 2021
sabato 25 maggio 2019
L’anima del paese, tra politica e arroganza
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Intervento in Piazza dei Caduti
24 maggio 2019
§ 1. Una campagna positiva
Il mio intervento conclusivo ha come
scopo quello di far riflettere i
nostri compaesani su due cose che
sono fondamentali e che sono emerse in queste settimane di campagna elettorale.
La prima ha a che fare proprio con la campagna elettorale, la seconda ha a che
fare con ciò che succederà dopo le elezioni.
Io credo che questa campagna elettorale abbia già prodotto
molte cose positive. Qualcuno si è lamentato dei litigi, delle accese discussioni.
Personalmente trovo che si siano fatti dei passi avanti enormi rispetto al
recente passato. Si è discusso di quello che si è fatto, del come lo si è
fatto, di quello che si farà. Questa è politica, non litigio. E si è discusso
non solo tra i candidati, ma anche tra gli elettori. C’è stata grande
partecipazione, e questo è un altro risultato positivo. In particolare, voglio ringraziare i tanti giovani che si sono
fermati in piazza ad ascoltarci: è un atto di grande maturità e responsabilità,
che fa ben sperare. Non ho mai dato credito alle voci di chi dice che i giovani
“sono sempre peggio” e che in particolare non sono interessati alla politica.
Forse, se dimostrano di essere disinteressati è perché la politica ha mostrato
il suo volto peggiore e soprattutto perché non si è interessata di loro.
L’altra cosa che la campagna
elettorale ci dice è che Caloveto è già
cambiato, non è più quello di prima. Non è più, ad esempio un paese dove
l’amministrazione può fare quello che vuole. Già la presenza delle tre liste è
testimonianza di un impegno assunto da
molte persone, che sono certo sarà continuato anche in futuro, anche per
controllare l’operato dell’amministrazione. Ma soprattutto, Caloveto è già cambiato
perché durante questo periodo sono emerse molte di quelle energie positive alle quali ho fatto riferimento nel mio primo
comizio. Ho parlato con molte persone in questo periodo, anche sostenitrici di
liste diverse dalla mia, e sono certo che lavoreremo insieme per dare
prospettive al nostro paese, da dentro o da fuori l’amministrazione.
Le speranze che sono nate in questi
giorni non si lasceranno spegnere facilmente.
§ 2. La speranza
Ecco: il nostro impegno è quello di non lasciar morire queste speranze, e
anzi di farle diventare realtà quando saremo dentro l’amministrazione. Perché il
nostro impegno principale riguarda proprio questo: costruire un paese sulla speranza, e non sulla rassegnazione, sulla fiducia e sulla cooperazione e
non sulla paura.
Lo scambio di opinioni che abbiamo
avuto io e il sindaco Mazza sul tema
della sicurezza è molto di più che una polemica elettorale e va molto al di
là delle beghe sui poliziotti con la pistola (accusa peraltro che io non gli
avevo rivolto, ma si tratta di uno dei tanti fraintendimenti di questa
campagna). C’è dietro una visione opposta
del paese e dei suoi fondamenti. Certo che ci interessa la sicurezza che i
cittadini devono sentire; certo che c’è da garantire la vigilanza. E su questo
ci impegneremo, anche se siamo convinti che la questione dei vigili urbani non
sia così importante da richiedere di concentrarci tutta la politica di
Caloveto. Ma per noi la sicurezza deriva
innanzi tutto dai legami tra le persone, dai loro rapporti di buon
vicinato, dalla loro volontà di cooperazione.
E sappiamo bene che la situazione è molto complicata da questo
punto di vista. Quando ho avviato l’avventura di Cambia Caloveto, esattamente
un anno fa, partivo dalla constatazione che nel nostro paese si riesce a mettere
d’accordo due persone, ma non tre. E ne abbiamo avuto la prova nella formazione
delle liste. È stato tutto
molto difficile perché, lo sapete bene, a Caloveto ci sono molte inimicizie
incrociate. Bene, io posso dire che questa è una sfida che in parte abbiamo già
cominciato a vincere, ma soprattutto che è la sfida che vogliamo affrontare e
vincere per il futuro. Tutto il nostro operare, sul piano delle iniziative
economiche e sociali, avrà come obiettivo la ricostruzione del tessuto sociale.
Perché una comunità così drammaticamente divisa è una comunità che è già morta
e che non può offrire ai suoi figli nulla di positivo.
§ 3. Il paese e le sue fondamenta
Caloveto ha bisogno di essere rafforzato nelle sue fondamenta. Sia nelle
fondamenta materiali, sia in quelle spirituali e sociali. Le fondamenta materiali sono quelle date
dal terreno su cui il paese poggia e
che va tenuto sotto controllo; sono le
case che vanno messe in sicurezza contro il rischio sismico; sono le capacità produttive che vanno sostenute
e incentivate. Le fondamenta sociali e
spirituali sono quelle che passano dalle esperienze di condivisione e dalle esperienze di crescita di cui
hanno bisogno soprattutto i ragazzi e i
giovani. Personalmente, ad esempio, credo sia fondamentale impegnarsi
affinché a Caloveto torni a formarsi una banda
musicale; e impegnarsi in generale affinché i giovani, gli adolescenti,
possano essere meno dispersi di come sono ora e possano anzi essere
protagonisti di una ritrovata voglia di stare insieme in maniera costruttiva. Di
queste iniziative, in ogni caso, abbiamo già parlato nei nostri interventi
precedenti e non è il caso di fermarcisi oltre.
§ 4. Il paese nuovo e la lista per realizzarlo
Ecco quindi le due cose di cui
dicevo: il cambiamento che abbiamo già prodotto, e quello che vorremmo produrre
andando ad amministrare. Vogliamo che la serenità
prenda il posto della paura; vogliamo che la voglia di fare prenda il posto dello scoraggiamento; vogliamo che
le belle idee da realizzare prendano
il posto delle brutte parole che siamo abituati a rivolgerci. Soprattutto — ed
è forse la ragione principale del nostro impegno — vogliamo che Caloveto si
liberi di coloro che la governano con l’arroganza.
Lo spirito con cui abbiamo costruito questa lista è questo, non un
altro. Abbiamo costruito su quello che
ci unisce e non su quello che ci divide. L’argomento della nostra divisione,
tra i socialisti da una parte e CambiaCaloveto dall’altra, è stato molto
battuto in questa campagna elettorale. Evidentemente i nostri avversari non ne
avevano di migliori. Ma forse non sono
a conoscenza del fatto che è da quando il gruppo di CambiaCaloveto è
nato che io dialogo con Scipione e con gli altri ragazzi. Ho un’intera
corrispondenza con loro, che posso pubblicare quando volete. Non so se tutti
possono pubblicare i documenti dei loro
accordi elettorali, o magari pubblicare i documenti dei loro disaccordi
precedenti!
Nella mia corrispondenza coi
socialisti si parla di idee e di sentimenti,
non di posti da spartire, come forse si fa in corrispondenze che hanno dato
vita ad altre liste. Se l’accordo
elettorale si è concluso tardi è solo perché la situazione di Caloveto è
quella che dicevo poc’anzi, e magari perché c’era qualche guastatore che seminava
zizzania.
Ma che questa sia una lista basata sulle
idee e sulle persone che le vogliono realizzare lo si capisce dal fatto che
noi, unici tra le liste in competizione, non
abbiamo dovuto pregare nessuno per farlo candidare. Anzi, siamo stati costretti
a lasciare fuori persone che avrebbero dato un contributo eccezionale: parlo di
Caterina, di Francesco, di Giovanni. Tutte persone che certamente ci daranno
una grande mano quando andremo ad amministrare. Non so se anche le altre liste
possono dire altrettanto. Da quanto si dice in giro, sono stati costretti
piuttosto a pregare o a imporre a qualcuno di candidarsi.
Idee e persone, le nostre, che hanno
trovato in Scipione il candidato ideale:
perché è da sempre espressione di impegno, di capacità di fare gruppo, di
rispetto delle opinioni. Non è facile infatti fare il leader di un gruppo in
cui tutti hanno le loro idee e le vogliono anche esprimere. Solo chi non è
abituato a discutere scambia le discussioni per litigi.
§ 5. Un paese aperto e non chiuso
Ma ai candidati della lista n. 2 viene
imputato un altro grande difetto. “Alcuni
sono forestieri”, dice qualcuno, “non abitano a Caloveto. Non li votate perché
poi non li vedrete più”. E invece io dico: votateli
proprio perché finalmente questi ragazzi daranno a Caloveto quell’aria nuova che serve per salvarlo, per
farlo uscire dalla chiusura che lo
sta facendo morire. Questi ragazzi, proprio per le esperienze che hanno accumulato, possono portare e realizzare le idee giuste per un paese che ha bisogno
di rinnovarsi se non vuole, tra pochi anni, chiudere i battenti. Perché è proprio
l’isolamento che bisogna battere:
bisogna vincerlo con una adeguata attenzione al sistema dei trasporti, facendo rete con i comuni di tutta la val Trionto,
ma bisogna vincerlo innanzi tutto con le
idee, le iniziative, le buone pratiche. Questi ragazzi si sobbarcheranno la
fatica di coniugare l’assolvimento dei loro impegni fuori Caloveto con la
presenza in paese, e io sono certo che essi
potranno fare molto di più in questo modo, che non stando sempre fermi
seduti su un muretto della piazza.
§ 6. Due anime
Vedete, le persone attribuiscono agli altri quelli che sono i loro difetti.
Se qualcuno vi propone di vendere il vostro voto è perché lui è il primo ad
essere disposto a venderlo. Ma io sono convinto che le persone siano molto
migliori di quanto non pensiamo e diciamo.
Si tratta di creare le condizioni affinché possano esprimere la loro parte
buona, anziché quella cattiva.
Ora la scelta tocca a voi. Per un attimo, non pensate alle persone.
Pensate a quale parte della vostra anima
stanno parlando le varie liste. Se stanno parlando a quella che vola alto e
che vi spinge a sognare, quella che vuole raggiungere risultati che oggi
ritenete impossibili, oppure se parlano alla parte che vi trascina verso il
basso e ragiona ‘in piccolo’, quella che si accontenta di vivacchiare, quella
che si accontenta del rancore e della vendetta, quella che si accontenta dei piccoli
favori. Quella, soprattutto, che è abituata ad ascoltare la voce dell’arroganza
e dell’oppressione.
Badate bene: sarà una scelta che non riguarda solo i prossimi cinque anni. Perché certe
strade, se non le imbocchi subito, rischi di non poterle imboccare più. Non
pensate quindi che, siccome ora dovete votare la persona a cui avete ormai
promesso il voto, allora “sarà per un’altra volta”. Forse questa possibilità
non si ripresenterà più. Il futuro non è domani ma è adesso. Ed è un futuro che deciderete voi domenica 26
maggio.
La lista PSI-CambiaCaloveto incarna
al meglio la voglia di cambiamento che la maggior parte di voi sta manifestando. Non date retta alla voce degli arroganti. La loro violenza è pari agli interessi che devono difendere. Liberate quella parte della vostra anima
che vi vuole portare in alto, e datele ascolto.
domenica 5 maggio 2019
«Un paese per tutti e non per pochi»
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Intervento in Piazza dei Caduti
5 maggio 2019
§ 1. Fare politica a
Caloveto
Devo iniziare questo intervento con una mozione di carattere personale. Non per giustificare la mia
presenza in una lista: su questo ho già detto tutto in passato e non c’è molto
da aggiungere. Nessuno credo possa negare che in tanti anni di lontananza io
abbia mai davvero abbandonato il pensiero del mio paese. E anzi, mi pare di
poter dire che tra le cose positive di questo turno elettorale ci sia il fatto
che si sta superando la barriera tra i calovetesi residenti e quelli che vivono
fuori paese, ma che si sentono calovetesi a pieno titolo.
Voglio invece innanzi tutto ringraziare la mia famiglia per la pazienza con cui sopporta il
sacrificio che le impongo; e in secondo luogo, scusarmi con i miei genitori, sia con mia madre (che mi starà
ascoltando dal posto in cui si trova) sia con mio padre, per aver fatto una
scelta che loro non approvavano. Non la approvavano perché purtroppo sanno bene
cosa voglia dire la politica a Caloveto.
Sanno quanto essa comporti in termini di litigi, disaccordi, conflitti,
inimicizie. Ebbene: se ho insistito nella mia volontà di partecipare, pur sapendo
di dar loro un dispiacere, è perché mi sono messo in testa di dimostrare che la politica, anche a
Caloveto, persino a Caloveto, può essere
un’altra cosa.
Siamo abituati a pensare che fare politica in un paese
coincida con il cercare di realizzare gli interessi personali. A me,
addirittura, questo è stato detto come se fosse un rimprovero: tu non hai interessi
personali, quindi perché stai facendo tutto questo? Ebbene, la risposta è semplice:
la politica può essere un modo per occuparsi
dei problemi delle persone; può essere un modo per prendersi cura della comunità e del paese; può essere un modo per
migliorare il futuro e la vita di tutti.
Sbaglia chi pensa e dice “sono tutti uguali”; sbaglia chi
dice che si va in comune solo per farsi gli affari propri: queste sono frasi
che vengono dette da chi ha interesse a lasciare le cose come stanno. Non
lasciatevi ingannare da quelli che uno scrittore meridionale (che peraltro è
ora candidato a sindaco del suo paese) chiama gli “scoraggiatori militanti”. La
politica può essere anche servizio alla comunità. E ne abbiamo avuto anche
altissimi esempi in questo paese. Mi basti ricordare il nome di Ferdinando Scipioni, un sindaco
indimenticabile e indimenticato, che ha amato il nostro paese pur venendo da
un’altra regione, e che ha dimostrato come si possa fare politica per il solo
bene della comunità. Sto parlando di un signore dal quale ho imparato i primi
rudimenti della scrittura e della lettura. Se oggi rivolgo un pensiero a questo
grande personaggio è perché penso che dal suo insegnamento si possa e si debba
ripartire. Potrei nominare anche altri cari amici che in questo paese hanno
dimostrato che si può intendere la politica come un servizio. Se non lo faccio,
non è perché non voglio fare torto a coloro che non verrebbero nominati, ma è
solo perché non vorrei si dicesse che utilizzo i nomi di questi amici, da tutti
rispettati, per lucrare qualche consenso. Ma sono certo che i cittadini di
Caloveto sanno bene a chi io mi riferisca.
§ 2. Amministrare per
i bisognosi e non per i ‘soliti noti’
Ecco dunque perché lo slogan che io ho usato fin dall’inizio
di questo cammino è stato «un paese per tutti e non per pochi». Perché penso che ci sia davvero la
possibilità di costruire un paese per tutti, e non a parole.
Ho visto che il nostro attuale sindaco ha ripreso questo mio
slogan, e la cosa mi fa piacere. Ora, parlando brevemente del nostro sindaco
devo fare una premessa. Personalmente ho molto apprezzato il suo invito al rispetto, e ho intenzione di
accettarlo e riproporlo a mia volta. Con molti candidati delle varie liste ci
sono rapporti di amicizia, spesso di affetto, che non verranno certo meno
perché siamo candidati in liste diverse. E il rispetto lo si vede anche dal
fatto che ci si saluta serenamente ogni volta che ci si incontra. Il saluto,
infatti, è la prima forma del rispetto.
Spero però che fare una critica
politica non sia considerata una mancanza di rispetto. E io trovo che una
critica al nostro sindaco non si possa non fare. Badate bene: il primo ad aver criticato il nostro
attuale sindaco è stato il sindaco stesso. Non so se avete fatto caso al
fatto che, nel suo primo comizio, non è stata detta una sola parola su ciò che
l’amministrazione ha realizzato in questi cinque anni. Io immaginavo, tutti
immaginavamo, che un sindaco uscente che si ripresenta ai suoi elettori, come
prima cosa avrebbe fatto l’elenco di tutte le cose buone realizzate, per dire:
“ecco, queste sono le ragioni per le quali vi invito a votarmi di nuovo”. E invece,
niente. Come dobbiamo interpretare una simile scelta? Forse è il sindaco stesso
ad aver considerato che non valesse la pena, anzi che addirittura potesse
essere controproducente, ricordare alcune cose fatte o non fatte? Cosa dire, ad
esempio, dei molti lavori fatti, dei molti soldi spesi, e finiti nel nulla, per
la casa del Pedale da destinare ai turisti, per l’ex mattatoio di cui non si sa
cosa fare, per la Rsa di cui è stata consentita persino l’asportazione del mobilio?
L’elenco delle cose fatte o non fatte potrebbe continuare, e non mancheranno le
occasioni per discuterne nei prossimi giorni. Ma non è di tutto questo che ora
voglio parlare. Voglio tornare al mio slogan per spiegare meglio (anche al
nostro sindaco) cosa intendo io quando dico «un paese per tutti e non per pochi».
Prima osservazione: un paese per tutti vuol dire un paese a misura di chi ha più bisogno.
In questi giorni, mi è capitato di parlare con diverse persone in difficoltà;
persone e famiglie che vivono situazioni spesso drammatiche e che, pur avendo
fatto presente all’amministrazione le proprie necessità, dicono di essersi
sentite completamente abbandonate; abbandonate al loro destino di dolore.
Ebbene: un paese per tutti vuol dire cominciare ad amministrare prendendo in
carico soprattutto i bisogni di chi è in difficoltà; vuol dire rispondere a
quelle che un Padre costituente, che è stato anche un grande sindaco di
Firenze, il siciliano Giorgio La Pira, chiamava “le attese della povera gente”;
mentre io ho l’impressione — e con me molti cittadini hanno più che
l’impressione — che a Caloveto sia avvenuto il contrario: che si sia
amministrato soprattutto guardando e curando
gli interessi di chi non aveva bisogno, e che poi erano anche gli interessi dei ‘soliti noti’: di
alcune famiglie, di alcune persone, di alcuni gruppi di interesse.
Dico con la massima chiarezza che noi siamo qui perché vogliamo che questa storia finisca: abbiamo
bisogno di un’amministrazione che apra le orecchie ai bisogni della gente, e
non alle richieste — spesso addirittura sfacciate e arroganti — di alcuni
portatori di interessi privati. Se il nostro sindaco intende il bene di tutti
nel modo che ha lasciato trasparire dalla delibera della giunta relativa
all’orario di lavoro dei vigili urbani, una delibera che il nostro movimento ha
costretto a rinviare denunciandola alla fine dell’ultimo consiglio comunale,
allora possiamo essere sicuri di come sarà una futura amministrazione in
continuità con quella attuale. Il bene di tutti coinciderà con il bene di pochi,
anzi di pochissimi (che poi sono sempre i soliti). Dunque, «un paese per tutti» vuol dire innanzi tutto questo:
avere una amministrazione che si preoccupa delle necessità e dei bisogni di
coloro che sono più in difficoltà, magari mettendo da parte le pretese di chi
ha già avuto fin troppo. Cercare di capire e di affrontare i bisogni degli
anziani, delle famiglie, delle persone in difficoltà sarà il primo passo perché
il paese sia davvero di tutti.
§ 3. Ritrovare la
comunità
Un secondo significato del mio slogan è questo: «un paese per tutti» vuol dire prendersi cura della comunità e del paese stesso. Abbiamo assistito
in questi anni ad un “lento morire” di entrambi, della comunità e del paese.
Una comunità sfibrata, piena di rancori e di conflitti, che non riesce a
ritrovare un minimo di armonia; e un paese abbandonato, nel quale le cose più
preziose sono soggette a degrado, e nel quale non c’è nessuna cura delle
bellezze e delle ricchezze che esso contiene.
Abbiamo dunque bisogno di intervenire su entrambi questi
fronti: ritrovare la comunità e riscoprire il nostro paese. Cosa vogliono dire
queste mie affermazioni?
Ritrovare la comunità
vuol dire ritrovare le ragioni e le occasioni del nostro stare insieme. Fare in
modo che le occasioni di incontro siano costruttive e non divisive; ritrovare
lo spirito comunitario che caratterizzava fino a non troppo tempo fa tutte le
manifestazioni collettive. Questo è
possibile se l’amministrazione comincia a dare l’esempio di uno spirito
cooperativo e se si fa promotrice di tutto ciò che può rinsaldare i legami,
anziché dare l’esempio contrario e promuovere lo spirito della divisione e del
conflitto permanente.
A proposito di spirito comunitario, mi permetto una piccola
digressione su un tema che mi sta molto a cuore e che è stato toccato dal
nostro sindaco. Si è parlato di sicurezza,
e abbiamo sentito il nostro sindaco insistere sul rafforzamento della vigilanza
(forse per giustificare la delibera di cui parlavo prima) e della videosorveglianza.
Ora, a me capita spesso di parlare di questo tema perché in passato ho
partecipato a un programma di ricerca su di esso e ci ho scritto anche un
libro. E quando vado in giro a parlarne, vi assicuro che tutto ciò che dico
posso dirlo perché sono nato e cresciuto a Caloveto. Perché è proprio il nostro
paese l’esempio di una sicurezza che non ha bisogno della polizia, dei
manganelli, delle pistole e delle videocamere, ma deriva dal fatto che c’è
rispetto reciproco, che le persone rispettano i propri doveri, e soprattutto
del fatto che la vita della comunità
permette ad ognuno di sentirsi sicuro sia a casa propria che negli spazi comuni.
Se oggi ci sentiamo poco sicuri, allora non dobbiamo rispondere con i vigili
urbani e con le telecamere di vigilanza, ma con un rinnovato spirito
comunitario, che possa portare ciascuno a superare le paure e a sentire la
positività dello stare insieme. Ritrovare, ad esempio, lo spirito di vicinato è
un modo per garantire una sicurezza, una pacificità e una tranquillità che
nessuna videocamera potrà mai garantire a nessuno.
Sia chiaro che non ho niente contro i poliziotti e gli altri
rappresentanti delle forze dell’ordine. Anzi, considerato l’elevato numero di
nostri concittadini che vi prestano servizio, credo che dovremo candidare il
nostro paese come sede di una delle molte feste che, a livello nazionale, si
svolgono per celebrare le persone che prestano questo importante lavoro di interesse
collettivo.
E per chiudere: sentirsi sicuri vuol dire ad esempio poter
contare sul fatto che si provvede ad una assistenza adeguata ai malati, a coloro
che hanno bisogno anche di piccole cose, senza che essi siano costretti a
chiedere favori a gente che li fornisce a pagamento.
§ 4. Riscoprire il
paese
Non solo ritrovare la comunità, ma anche riscoprire il paese. Riscoprire le sue
bellezze e le sue ricchezze, a cominciare dal nostro bellissimo e abbandonato centro storico, che può davvero rappresentare
il punto di svolta del futuro di Caloveto. Ancora una volta, mi permetto di
fare riferimento al passato per far capire meglio cosa intendo. La
ristrutturazione di quella casa del Pedale, per la quale si sono spese diverse
centinaia di migliaia di euro, è un esempio perfetto di come le cose non
debbano essere fatte (e il discorso potrebbe riguardare anche i lavori di
riqualificazione realizzati molti anni fa). Il Pedale non aveva bisogno di una
cattedrale nel deserto, peraltro ancora disabitata (e chissà se mai lo sarà).
Il Pedale aveva bisogno di tanti piccoli interventi, ma soprattutto aveva
bisogno di essere considerata una parte viva del paese, verso la quale
incentivare gli spostamenti di attività, di abitazioni, di iniziative.
Molti dei ragazzi che sono presenti in questa lista
partecipano attivamente alle discussioni che si svolgono nell’ambito di un blog
che ho creato qualche anno fa, e che si chiama Laboratorio Camenzind, il quale
ha come proprio scopo la valorizzazione del vivere comunitario, anche
attraverso la riscoperta delle tradizioni e del territorio. Lo dico solo per
ricordare che nel 2014 organizzammo una passeggiata al Pedale che ebbe un
enorme successo e che ci fece capire che quella era la via giusta, la strada maestra
per ritrovare il filo che congiungeva il
passato al futuro.
Riscoprire il paese vuol dire perciò fare in modo che esso
possa essere valorizzato e vissuto, che possa convincere le persone a starci
dentro e non a scappare; che possa aiutare le famiglie a restarci e non a
trasferirsi; che possa invitare i nostri emigrati a passarci le serate estive
senza dover andarsene per forza in altri posti più animati e più vivi.
§ 5. Al servizio delle
energie positive
Ma cosa significhi «un
paese per tutti» lo si può
vedere anche sul piano delle attività produttive, culturali, ricreative.
Abbiamo bisogno di una amministrazione che faccia soprattutto questo: mettersi al servizio delle energie positive
che si trovano nel nostro territorio e fare in modo che si sviluppino nella maniera
più adeguata per il bene dei singoli e della comunità. Abbiamo imprenditori,
ristoratori, commercianti, produttori che possono davvero crescere e far
crescere il nostro paese. Si tratta solo di collegarsi con loro, di mettere
loro stessi in collegamento, in modo che possa derivarne il bene di tutti, ad
esempio promuovendo la cooperazione attraverso un marchio che ci permetta di
esportare tutto ciò che di buono si produce nel nostro paese. E questo lo
possiamo fare anche utilizzando al meglio la rete che ci viene naturalmente da
tutti i nostri concittadini emigrati, i quali possono garantire una proiezione
e una diffusioni notevole dei nostri prodotti.
A proposito dei cittadini
emigrati, voglio spendere una parola. Credo che il cambio di passo che serve
al nostro paese possa essere ben rappresentato dal cambio di atteggiamento che
abbiamo nei confronti di questi calovetesi, che nella stragrande maggioranza
dei casi continuano a sentirsi anche cittadini di questo paese. Ebbene, li
abbiamo considerati fino ad ora come semplici
“turisti” che vengono qui per un periodo dell’anno e che si ritrovano in
piazza per bere qualche birra, e per farsi una partita a trucco. Ma non abbiamo mai pensato di valorizzarli per quello che essi rappresentano davvero e per quello che
essi fanno. Abbiamo compaesani che sono delle vere eccellenze in ogni
settore e che potrebbero offrire moltissimo alla nostra comunità, che anzi
sarebbero felicissimi di poterlo fare. Non vedono l’ora, purché qualcuno glielo
chieda. Non farò dei nomi per non fare torti a nessuno, ma qui c’è un tesoro
che abbiamo il dovere di scoprire, custodire e valorizzare al massimo. E anzi,
credo che sia venuto il momento di istituire
una sorta di riconoscimento per questi cittadini, proprio per premiare il loro
impegno, che porta grande onore al nostro paese. Se Caloveto è conosciuto fuori
da questo territorio è soprattutto grazie a loro. E badate bene, per evitare
equivoci, che qui non sto parlando soltanto di coloro che si sono realizzati
attraverso l’imprenditoria, o lo studio, o la carriera nelle istituzioni. Sto
parlando di moltissimi calovetesi — e sono moltissimi davvero — che, nelle
varie attività, hanno saputo farsi valere, promuovendo la qualità e il buon
nome del nostro paese. È un
grande piacere, per me, quando mi capita di andare in qualche città dove vivono
calovetesi, fargli visita e constatare come generalmente si siano fatti onore,
anche in contesti difficili, e come loro stessi interpretino questo onore come
un successo non solo personale, ma anche del paese da cui provengono.
Un medesimo discorso sulla valorizzazione delle energie positive va fatto sul piano culturale e ricreativo. Abbiamo
numerose persone capaci di esprimere qualità e iniziativa, speso capaci di produrre
cose incredibilmente belle che potrebbero fare da attrattiva anche per coloro
che vivono fuori del paese. Ma fino ad ora abbiamo vissuto in un clima nel quale le iniziative venivano
più scoraggiate che incoraggiate. Forse la parola ‘cultura’, sebbene ci
piacesse pronunciarla anche troppo, ci ha fatto un po’ paura. Ecco, anche da
questo punto di vista, vogliamo rappresentare una svolta radicale: faremo in
modo che chi sa fare qualcosa lo possa fare al meglio, e nelle migliori
condizioni, e incentiveremo lo sviluppo delle iniziative culturali perché
davvero crediamo che occorra ripartire
dalla cultura per ritrovare armonia e sviluppo. La cultura è fatta non solo
di cura della tradizione e di tutto ciò che appartiene al passato, ma anche
delle condizioni che permettono di costruire il futuro. Condizioni di varia
natura, a cominciare dagli spazi. Abbiamo molti spazi che possono essere
destinati a questo scopo, a cominciare dalla sala multimediale che si trova in
questa piazza. Faremo in modo che possano diventare un luogo di riflessione, di
studio, di proposta e di iniziativa, invitando soprattutto coloro che studiano,
i giovani, a farsi avanti per realizzare i loro progetti.
§ 6. Conclusione: come
giudicare?
Durante la campagna elettorale, con gli interventi di tutti
i candidati, avremo modo di sviluppare più concretamente queste grandi linee
del nostro discorso. Parleremo dei vari progetti, in maniera più concreta,
progetti che porteremo avanti attraverso un metodo di totale (e vera, non
fasulla) trasparenza, coinvolgendo al massimo i cittadini e stimolando la loro
partecipazione.
Prima di salutarvi, vorrei però spendere un’ultima parola sull’ importanza del momento che stiamo
vivendo.
C’è una novità, in queste elezioni, che ci sta un po’
disorientando. Tre liste, invece
delle classiche due. Permettetemi di dire che non è un fatto negativo, come
qualcuno sostiene. Sì, si dice, le famiglie così vengono spaccate e si
producono guerre fastidiose, ma questo non è un esito necessario. Questo
avviene perché si concepisce la politica in un modo sbagliato, come se fosse
appunto un affare di famiglia, oppure come se fosse una cosa che coincide con
gli interessi dei candidati. Ma se prendiamo
sul serio, almeno per un momento, la
vera natura della politica, quella della quale ho cercato di parlarvi oggi
da questo palco, capiamo immediatamente che la presenza di tre liste è solo una
grande opportunità per fare una scelta più oculata, per avere più possibilità,
e anche per uscire dalle contrapposizioni nette e dal muro contro muro che
caratterizzava le competizioni passate. Non c’è bisogno di farsi la guerra tra
nemici. Abbiamo tre proposte, tra le quali gli elettori saranno chiamati a
giudicare.
E a questo proposito, si può giudicare molto facilmente cosa
avverrà in futuro: abbiamo il passato e abbiamo il presente. Abbiamo il
passato: sappiamo bene infatti cosa in passato è stato fatto da ciascuno di noi,
dentro e fuori l’amministrazione. In base a quello possiamo sapere come ciascuno
di noi si comporterà in futuro. Ma abbiamo anche il presente. Sapete da cosa si
può prevedere il modo in cui ognuno di noi amministrerà il paese se vincerà le
elezioni? Dal modo in cui ciascuno di noi chiede il voto agli elettori. Faccio
delle ipotesi astratte, senza voler dire che è quello che sta avvenendo nel
nostro paese. Se io ad esempio venissi a offrirvi dei soldi in cambio del
vostro voto, è come se vi stessi dicendo che a me interessa andare in comune
per sistemare i miei affari; oppure, se io vi chiedessi il voto ricattandovi,
vorrebbe dire che io mi sto preparando ad amministrare usando la forza e
l’arroganza, piuttosto che la ragione e la giustizia. E ancora: se agli
elettori fornisco il famoso “segnale” per riconoscere il suo voto, non solo sto
violando il codice penale e l’etica civile, ma sto dicendo ai miei elettori che
non ho alcuna fiducia nei loro confronti. Naturalmente, ripeto, sono ipotesi
astratte: sono sicuro che queste cose non stanno avvenendo a Caloveto, perché
se stessero avvenendo dovremmo davvero preoccuparci. Ma è solo un esempio per
dire che già da quello che succede in campagna elettorale è possibile prevedere
cosa succederà in futuro.
Ed è un modo per dire, soprattutto, che questo futuro è
nelle vostre mani cari concittadini. Tutto quello che succederà dopo il 26
maggio dipenderà dalla vostra scelta.
Io confido che questa scelta premierà il coraggio dei
ragazzi che ora vedete su questo palco. Sono ragazzi volenterosi, che mettono
il loro entusiasmo e anche le loro competenze al vostro servizio, per il bene
del paese che tutti loro amano profondamente. Voi avete il potere di prendere
il sogno che essi stanno coltivando e di farlo diventare realtà. Sono convinto
che non vi lascerete sfuggire un’occasione tanto preziosa. Il futuro non è
domani, ma è adesso. E possiamo deciderlo noi, tutti insieme. Noi abbiamo avuto
il coraggio di metterci in gioco e di costruire un piccolo sogno; ora tocca a
voi avere il coraggio di realizzarlo.
Grazie a tutti.
Tommaso Greco
Il
testo dell'intervento può essere scaricato in formato pdf a questo link.
Il video dell'intervento in piazza:
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