domenica 5 maggio 2019

«Un paese per tutti e non per pochi»


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Intervento in Piazza dei Caduti
5 maggio 2019

§ 1. Fare politica a Caloveto

Devo iniziare questo intervento con una mozione di carattere personale. Non per giustificare la mia presenza in una lista: su questo ho già detto tutto in passato e non c’è molto da aggiungere. Nessuno credo possa negare che in tanti anni di lontananza io abbia mai davvero abbandonato il pensiero del mio paese. E anzi, mi pare di poter dire che tra le cose positive di questo turno elettorale ci sia il fatto che si sta superando la barriera tra i calovetesi residenti e quelli che vivono fuori paese, ma che si sentono calovetesi a pieno titolo.
Voglio invece innanzi tutto ringraziare la mia famiglia per la pazienza con cui sopporta il sacrificio che le impongo; e in secondo luogo, scusarmi con i miei genitori, sia con mia madre (che mi starà ascoltando dal posto in cui si trova) sia con mio padre, per aver fatto una scelta che loro non approvavano. Non la approvavano perché purtroppo sanno bene cosa voglia dire la politica a Caloveto. Sanno quanto essa comporti in termini di litigi, disaccordi, conflitti, inimicizie. Ebbene: se ho insistito nella mia volontà di partecipare, pur sapendo di dar loro un dispiacere, è perché mi sono messo in testa di dimostrare che la politica, anche a Caloveto, persino a Caloveto, può essere un’altra cosa.
Siamo abituati a pensare che fare politica in un paese coincida con il cercare di realizzare gli interessi personali. A me, addirittura, questo è stato detto come se fosse un rimprovero: tu non hai interessi personali, quindi perché stai facendo tutto questo? Ebbene, la risposta è semplice: la politica può essere un modo per occuparsi dei problemi delle persone; può essere un modo per prendersi cura della comunità e del paese; può essere un modo per migliorare il futuro e la vita di tutti.
Sbaglia chi pensa e dice “sono tutti uguali”; sbaglia chi dice che si va in comune solo per farsi gli affari propri: queste sono frasi che vengono dette da chi ha interesse a lasciare le cose come stanno. Non lasciatevi ingannare da quelli che uno scrittore meridionale (che peraltro è ora candidato a sindaco del suo paese) chiama gli “scoraggiatori militanti”. La politica può essere anche servizio alla comunità. E ne abbiamo avuto anche altissimi esempi in questo paese. Mi basti ricordare il nome di Ferdinando Scipioni, un sindaco indimenticabile e indimenticato, che ha amato il nostro paese pur venendo da un’altra regione, e che ha dimostrato come si possa fare politica per il solo bene della comunità. Sto parlando di un signore dal quale ho imparato i primi rudimenti della scrittura e della lettura. Se oggi rivolgo un pensiero a questo grande personaggio è perché penso che dal suo insegnamento si possa e si debba ripartire. Potrei nominare anche altri cari amici che in questo paese hanno dimostrato che si può intendere la politica come un servizio. Se non lo faccio, non è perché non voglio fare torto a coloro che non verrebbero nominati, ma è solo perché non vorrei si dicesse che utilizzo i nomi di questi amici, da tutti rispettati, per lucrare qualche consenso. Ma sono certo che i cittadini di Caloveto sanno bene a chi io mi riferisca.


§ 2. Amministrare per i bisognosi e non per i ‘soliti noti’

Ecco dunque perché lo slogan che io ho usato fin dall’inizio di questo cammino è stato «un paese per tutti e non per pochi». Perché penso che ci sia davvero la possibilità di costruire un paese per tutti, e non a parole.
Ho visto che il nostro attuale sindaco ha ripreso questo mio slogan, e la cosa mi fa piacere. Ora, parlando brevemente del nostro sindaco devo fare una premessa. Personalmente ho molto apprezzato il suo invito al rispetto, e ho intenzione di accettarlo e riproporlo a mia volta. Con molti candidati delle varie liste ci sono rapporti di amicizia, spesso di affetto, che non verranno certo meno perché siamo candidati in liste diverse. E il rispetto lo si vede anche dal fatto che ci si saluta serenamente ogni volta che ci si incontra. Il saluto, infatti, è la prima forma del rispetto.
Spero però che fare una critica politica non sia considerata una mancanza di rispetto. E io trovo che una critica al nostro sindaco non si possa non fare. Badate bene: il primo ad aver criticato il nostro attuale sindaco è stato il sindaco stesso. Non so se avete fatto caso al fatto che, nel suo primo comizio, non è stata detta una sola parola su ciò che l’amministrazione ha realizzato in questi cinque anni. Io immaginavo, tutti immaginavamo, che un sindaco uscente che si ripresenta ai suoi elettori, come prima cosa avrebbe fatto l’elenco di tutte le cose buone realizzate, per dire: “ecco, queste sono le ragioni per le quali vi invito a votarmi di nuovo”. E invece, niente. Come dobbiamo interpretare una simile scelta? Forse è il sindaco stesso ad aver considerato che non valesse la pena, anzi che addirittura potesse essere controproducente, ricordare alcune cose fatte o non fatte? Cosa dire, ad esempio, dei molti lavori fatti, dei molti soldi spesi, e finiti nel nulla, per la casa del Pedale da destinare ai turisti, per l’ex mattatoio di cui non si sa cosa fare, per la Rsa di cui è stata consentita persino l’asportazione del mobilio? L’elenco delle cose fatte o non fatte potrebbe continuare, e non mancheranno le occasioni per discuterne nei prossimi giorni. Ma non è di tutto questo che ora voglio parlare. Voglio tornare al mio slogan per spiegare meglio (anche al nostro sindaco) cosa intendo io quando dico «un paese per tutti e non per pochi».
Prima osservazione: un paese per tutti vuol dire un paese a misura di chi ha più bisogno. In questi giorni, mi è capitato di parlare con diverse persone in difficoltà; persone e famiglie che vivono situazioni spesso drammatiche e che, pur avendo fatto presente all’amministrazione le proprie necessità, dicono di essersi sentite completamente abbandonate; abbandonate al loro destino di dolore. Ebbene: un paese per tutti vuol dire cominciare ad amministrare prendendo in carico soprattutto i bisogni di chi è in difficoltà; vuol dire rispondere a quelle che un Padre costituente, che è stato anche un grande sindaco di Firenze, il siciliano Giorgio La Pira, chiamava “le attese della povera gente”; mentre io ho l’impressione — e con me molti cittadini hanno più che l’impressione — che a Caloveto sia avvenuto il contrario: che si sia amministrato soprattutto guardando e curando gli interessi di chi non aveva bisogno, e che poi erano anche gli interessi dei ‘soliti noti’: di alcune famiglie, di alcune persone, di alcuni gruppi di interesse.
Dico con la massima chiarezza che noi siamo qui perché vogliamo che questa storia finisca: abbiamo bisogno di un’amministrazione che apra le orecchie ai bisogni della gente, e non alle richieste — spesso addirittura sfacciate e arroganti — di alcuni portatori di interessi privati. Se il nostro sindaco intende il bene di tutti nel modo che ha lasciato trasparire dalla delibera della giunta relativa all’orario di lavoro dei vigili urbani, una delibera che il nostro movimento ha costretto a rinviare denunciandola alla fine dell’ultimo consiglio comunale, allora possiamo essere sicuri di come sarà una futura amministrazione in continuità con quella attuale. Il bene di tutti coinciderà con il bene di pochi, anzi di pochissimi (che poi sono sempre i soliti). Dunque, «un paese per tutti» vuol dire innanzi tutto questo: avere una amministrazione che si preoccupa delle necessità e dei bisogni di coloro che sono più in difficoltà, magari mettendo da parte le pretese di chi ha già avuto fin troppo. Cercare di capire e di affrontare i bisogni degli anziani, delle famiglie, delle persone in difficoltà sarà il primo passo perché il paese sia davvero di tutti.


§ 3. Ritrovare la comunità

Un secondo significato del mio slogan è questo: «un paese per tutti» vuol dire prendersi cura della comunità e del paese stesso. Abbiamo assistito in questi anni ad un “lento morire” di entrambi, della comunità e del paese. Una comunità sfibrata, piena di rancori e di conflitti, che non riesce a ritrovare un minimo di armonia; e un paese abbandonato, nel quale le cose più preziose sono soggette a degrado, e nel quale non c’è nessuna cura delle bellezze e delle ricchezze che esso contiene.
Abbiamo dunque bisogno di intervenire su entrambi questi fronti: ritrovare la comunità e riscoprire il nostro paese. Cosa vogliono dire queste mie affermazioni?
Ritrovare la comunità vuol dire ritrovare le ragioni e le occasioni del nostro stare insieme. Fare in modo che le occasioni di incontro siano costruttive e non divisive; ritrovare lo spirito comunitario che caratterizzava fino a non troppo tempo fa tutte le manifestazioni collettive. Questo è possibile se l’amministrazione comincia a dare l’esempio di uno spirito cooperativo e se si fa promotrice di tutto ciò che può rinsaldare i legami, anziché dare l’esempio contrario e promuovere lo spirito della divisione e del conflitto permanente.
A proposito di spirito comunitario, mi permetto una piccola digressione su un tema che mi sta molto a cuore e che è stato toccato dal nostro sindaco. Si è parlato di sicurezza, e abbiamo sentito il nostro sindaco insistere sul rafforzamento della vigilanza (forse per giustificare la delibera di cui parlavo prima) e della videosorveglianza. Ora, a me capita spesso di parlare di questo tema perché in passato ho partecipato a un programma di ricerca su di esso e ci ho scritto anche un libro. E quando vado in giro a parlarne, vi assicuro che tutto ciò che dico posso dirlo perché sono nato e cresciuto a Caloveto. Perché è proprio il nostro paese l’esempio di una sicurezza che non ha bisogno della polizia, dei manganelli, delle pistole e delle videocamere, ma deriva dal fatto che c’è rispetto reciproco, che le persone rispettano i propri doveri, e soprattutto del fatto che la vita della comunità permette ad ognuno di sentirsi sicuro sia a casa propria che negli spazi comuni. Se oggi ci sentiamo poco sicuri, allora non dobbiamo rispondere con i vigili urbani e con le telecamere di vigilanza, ma con un rinnovato spirito comunitario, che possa portare ciascuno a superare le paure e a sentire la positività dello stare insieme. Ritrovare, ad esempio, lo spirito di vicinato è un modo per garantire una sicurezza, una pacificità e una tranquillità che nessuna videocamera potrà mai garantire a nessuno.
Sia chiaro che non ho niente contro i poliziotti e gli altri rappresentanti delle forze dell’ordine. Anzi, considerato l’elevato numero di nostri concittadini che vi prestano servizio, credo che dovremo candidare il nostro paese come sede di una delle molte feste che, a livello nazionale, si svolgono per celebrare le persone che prestano questo importante lavoro di interesse collettivo.
E per chiudere: sentirsi sicuri vuol dire ad esempio poter contare sul fatto che si provvede ad una assistenza adeguata ai malati, a coloro che hanno bisogno anche di piccole cose, senza che essi siano costretti a chiedere favori a gente che li fornisce a pagamento.


§ 4. Riscoprire il paese

Non solo ritrovare la comunità, ma anche riscoprire il paese. Riscoprire le sue bellezze e le sue ricchezze, a cominciare dal nostro bellissimo e abbandonato centro storico, che può davvero rappresentare il punto di svolta del futuro di Caloveto. Ancora una volta, mi permetto di fare riferimento al passato per far capire meglio cosa intendo. La ristrutturazione di quella casa del Pedale, per la quale si sono spese diverse centinaia di migliaia di euro, è un esempio perfetto di come le cose non debbano essere fatte (e il discorso potrebbe riguardare anche i lavori di riqualificazione realizzati molti anni fa). Il Pedale non aveva bisogno di una cattedrale nel deserto, peraltro ancora disabitata (e chissà se mai lo sarà). Il Pedale aveva bisogno di tanti piccoli interventi, ma soprattutto aveva bisogno di essere considerata una parte viva del paese, verso la quale incentivare gli spostamenti di attività, di abitazioni, di iniziative.
Molti dei ragazzi che sono presenti in questa lista partecipano attivamente alle discussioni che si svolgono nell’ambito di un blog che ho creato qualche anno fa, e che si chiama Laboratorio Camenzind, il quale ha come proprio scopo la valorizzazione del vivere comunitario, anche attraverso la riscoperta delle tradizioni e del territorio. Lo dico solo per ricordare che nel 2014 organizzammo una passeggiata al Pedale che ebbe un enorme successo e che ci fece capire che quella era la via giusta, la strada maestra per ritrovare il filo che congiungeva il passato al futuro.
Riscoprire il paese vuol dire perciò fare in modo che esso possa essere valorizzato e vissuto, che possa convincere le persone a starci dentro e non a scappare; che possa aiutare le famiglie a restarci e non a trasferirsi; che possa invitare i nostri emigrati a passarci le serate estive senza dover andarsene per forza in altri posti più animati e più vivi.


§ 5. Al servizio delle energie positive

Ma cosa significhi «un paese per tutti» lo si può vedere anche sul piano delle attività produttive, culturali, ricreative. Abbiamo bisogno di una amministrazione che faccia soprattutto questo: mettersi al servizio delle energie positive che si trovano nel nostro territorio e fare in modo che si sviluppino nella maniera più adeguata per il bene dei singoli e della comunità. Abbiamo imprenditori, ristoratori, commercianti, produttori che possono davvero crescere e far crescere il nostro paese. Si tratta solo di collegarsi con loro, di mettere loro stessi in collegamento, in modo che possa derivarne il bene di tutti, ad esempio promuovendo la cooperazione attraverso un marchio che ci permetta di esportare tutto ciò che di buono si produce nel nostro paese. E questo lo possiamo fare anche utilizzando al meglio la rete che ci viene naturalmente da tutti i nostri concittadini emigrati, i quali possono garantire una proiezione e una diffusioni notevole dei nostri prodotti.
A proposito dei cittadini emigrati, voglio spendere una parola. Credo che il cambio di passo che serve al nostro paese possa essere ben rappresentato dal cambio di atteggiamento che abbiamo nei confronti di questi calovetesi, che nella stragrande maggioranza dei casi continuano a sentirsi anche cittadini di questo paese. Ebbene, li abbiamo considerati fino ad ora come semplici “turisti” che vengono qui per un periodo dell’anno e che si ritrovano in piazza per bere qualche birra, e per farsi una partita a trucco. Ma non abbiamo mai pensato di valorizzarli per quello che essi rappresentano davvero e per quello che essi fanno. Abbiamo compaesani che sono delle vere eccellenze in ogni settore e che potrebbero offrire moltissimo alla nostra comunità, che anzi sarebbero felicissimi di poterlo fare. Non vedono l’ora, purché qualcuno glielo chieda. Non farò dei nomi per non fare torti a nessuno, ma qui c’è un tesoro che abbiamo il dovere di scoprire, custodire e valorizzare al massimo. E anzi, credo che sia venuto il momento di istituire una sorta di riconoscimento per questi cittadini, proprio per premiare il loro impegno, che porta grande onore al nostro paese. Se Caloveto è conosciuto fuori da questo territorio è soprattutto grazie a loro. E badate bene, per evitare equivoci, che qui non sto parlando soltanto di coloro che si sono realizzati attraverso l’imprenditoria, o lo studio, o la carriera nelle istituzioni. Sto parlando di moltissimi calovetesi — e sono moltissimi davvero — che, nelle varie attività, hanno saputo farsi valere, promuovendo la qualità e il buon nome del nostro paese. È un grande piacere, per me, quando mi capita di andare in qualche città dove vivono calovetesi, fargli visita e constatare come generalmente si siano fatti onore, anche in contesti difficili, e come loro stessi interpretino questo onore come un successo non solo personale, ma anche del paese da cui provengono.
Un medesimo discorso sulla valorizzazione delle energie positive va fatto sul piano culturale e ricreativo. Abbiamo numerose persone capaci di esprimere qualità e iniziativa, speso capaci di produrre cose incredibilmente belle che potrebbero fare da attrattiva anche per coloro che vivono fuori del paese. Ma fino ad ora abbiamo vissuto in un clima nel quale le iniziative venivano più scoraggiate che incoraggiate. Forse la parola ‘cultura’, sebbene ci piacesse pronunciarla anche troppo, ci ha fatto un po’ paura. Ecco, anche da questo punto di vista, vogliamo rappresentare una svolta radicale: faremo in modo che chi sa fare qualcosa lo possa fare al meglio, e nelle migliori condizioni, e incentiveremo lo sviluppo delle iniziative culturali perché davvero crediamo che occorra ripartire dalla cultura per ritrovare armonia e sviluppo. La cultura è fatta non solo di cura della tradizione e di tutto ciò che appartiene al passato, ma anche delle condizioni che permettono di costruire il futuro. Condizioni di varia natura, a cominciare dagli spazi. Abbiamo molti spazi che possono essere destinati a questo scopo, a cominciare dalla sala multimediale che si trova in questa piazza. Faremo in modo che possano diventare un luogo di riflessione, di studio, di proposta e di iniziativa, invitando soprattutto coloro che studiano, i giovani, a farsi avanti per realizzare i loro progetti.


§ 6. Conclusione: come giudicare?

Durante la campagna elettorale, con gli interventi di tutti i candidati, avremo modo di sviluppare più concretamente queste grandi linee del nostro discorso. Parleremo dei vari progetti, in maniera più concreta, progetti che porteremo avanti attraverso un metodo di totale (e vera, non fasulla) trasparenza, coinvolgendo al massimo i cittadini e stimolando la loro partecipazione.
Prima di salutarvi, vorrei però spendere un’ultima parola sull’ importanza del momento che stiamo vivendo.
C’è una novità, in queste elezioni, che ci sta un po’ disorientando. Tre liste, invece delle classiche due. Permettetemi di dire che non è un fatto negativo, come qualcuno sostiene. Sì, si dice, le famiglie così vengono spaccate e si producono guerre fastidiose, ma questo non è un esito necessario. Questo avviene perché si concepisce la politica in un modo sbagliato, come se fosse appunto un affare di famiglia, oppure come se fosse una cosa che coincide con gli interessi dei candidati. Ma se prendiamo sul serio, almeno per un momento, la vera natura della politica, quella della quale ho cercato di parlarvi oggi da questo palco, capiamo immediatamente che la presenza di tre liste è solo una grande opportunità per fare una scelta più oculata, per avere più possibilità, e anche per uscire dalle contrapposizioni nette e dal muro contro muro che caratterizzava le competizioni passate. Non c’è bisogno di farsi la guerra tra nemici. Abbiamo tre proposte, tra le quali gli elettori saranno chiamati a giudicare.
E a questo proposito, si può giudicare molto facilmente cosa avverrà in futuro: abbiamo il passato e abbiamo il presente. Abbiamo il passato: sappiamo bene infatti cosa in passato è stato fatto da ciascuno di noi, dentro e fuori l’amministrazione. In base a quello possiamo sapere come ciascuno di noi si comporterà in futuro. Ma abbiamo anche il presente. Sapete da cosa si può prevedere il modo in cui ognuno di noi amministrerà il paese se vincerà le elezioni? Dal modo in cui ciascuno di noi chiede il voto agli elettori. Faccio delle ipotesi astratte, senza voler dire che è quello che sta avvenendo nel nostro paese. Se io ad esempio venissi a offrirvi dei soldi in cambio del vostro voto, è come se vi stessi dicendo che a me interessa andare in comune per sistemare i miei affari; oppure, se io vi chiedessi il voto ricattandovi, vorrebbe dire che io mi sto preparando ad amministrare usando la forza e l’arroganza, piuttosto che la ragione e la giustizia. E ancora: se agli elettori fornisco il famoso “segnale” per riconoscere il suo voto, non solo sto violando il codice penale e l’etica civile, ma sto dicendo ai miei elettori che non ho alcuna fiducia nei loro confronti. Naturalmente, ripeto, sono ipotesi astratte: sono sicuro che queste cose non stanno avvenendo a Caloveto, perché se stessero avvenendo dovremmo davvero preoccuparci. Ma è solo un esempio per dire che già da quello che succede in campagna elettorale è possibile prevedere cosa succederà in futuro.
Ed è un modo per dire, soprattutto, che questo futuro è nelle vostre mani cari concittadini. Tutto quello che succederà dopo il 26 maggio dipenderà dalla vostra scelta.
Io confido che questa scelta premierà il coraggio dei ragazzi che ora vedete su questo palco. Sono ragazzi volenterosi, che mettono il loro entusiasmo e anche le loro competenze al vostro servizio, per il bene del paese che tutti loro amano profondamente. Voi avete il potere di prendere il sogno che essi stanno coltivando e di farlo diventare realtà. Sono convinto che non vi lascerete sfuggire un’occasione tanto preziosa. Il futuro non è domani, ma è adesso. E possiamo deciderlo noi, tutti insieme. Noi abbiamo avuto il coraggio di metterci in gioco e di costruire un piccolo sogno; ora tocca a voi avere il coraggio di realizzarlo.
Grazie a tutti.

Tommaso Greco



Il testo dell'intervento può essere scaricato in formato pdf a questo link.
Il video dell'intervento in piazza: 


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